IMPRINTING

Avete presente quando si dice “un ragazzo casa e chiesa”? Ecco per me è un po’ così. Già da neonato sono stato “usato” per il presepe vivente insieme ai miei genitori, anche loro cresciuti in parrocchia e facenti parte del gruppo giovani. Ero il primo bambino del loro gruppo, sono stato accolto e coccolato un po’ da tutti perché solo anni dopo nacquero gli altri figli. Il gruppo continuò la sua attività allargata anche a noi più piccoli instaurando un rapporto così stretto e saldo che si protrae ancora oggi, anche se noi ragazzi ormai ci siamo un po’ distaccati da loro. Sono cresciuto quindi in chiesa e oltre al solito catechismo ho partecipato a diverse iniziative che mi hanno fatto conoscere numerosi coetanei di altre realtà con alcuni dei quali sono in contatto ancora oggi. Non ho mai lasciato questo mondo, neanche dopo la classica cresima che tutti prendono come punto di arrivo, io insieme ad altri abbiamo formato un gruppo di dopocresima e dopodichè sono diventato io stesso animatore di neocresimati e di altri più piccoli. Oltre all’animazione però svogliamo diverse attività all’indirizzo della comunità come colonie, feste, doposcuola, gite, autofinanziamento e spettacoli che ci portano di conseguenza a passare gran parte del nostro tempo nei luoghi parrocchiali. Ultimamente per via degli impegni universitari la cosa si è affievolita molto e cerco di ritagliare tempo qua e là per non mollare del tutto la cosa che col passar degli anni è diventata una vera e propria passione se non quasi un dovere fatto comunque con piacere. In passato però ho trascorso giornate intere in convento, aiutato nella vita quotidiana i frati, giocato a carte con loro, visto film, mangiato ovviamente, mancava solo dormire e poi la residenza avrei potuto tranquillamente spostarla lì. E a forza di vivere quei posti lo sono diventati un po’ la mia casa, mi ci trovo bene, mi sento sereno quando sono lì, conosco scorciatoie, stanze chiuse, locali abbandonati, è un po’ come un labirinto, pieno di luoghi sotterranei, non accessibili a tutti, terrazze da dove si vede l’intero quartiere, ripostigli pieni di cose che non usa nessuno e io li ho visti tutti, riconoscerei addirittura l’odore, mi sento come il padrone di casa e infondo cosa se non questo dovrebbe trasmettere una chiesa? Se penso a delle giornate felici le penso tra quelle mura e se penso a qualcosa da fare la immagino sempre in quel recinto. Non potrei pensare ad un imprinting più forte di questo. Se non un’occasione capitatami recentemente: all’età di tre anni per via del lavoro di mio padre ci siamo trasferiti con la mia famiglia a Londra e siamo rimasti lì per tre anni. Ero piccolo, si, ma abbastanza grande per avere dei ricordi vivi nella mia mente, alcuni dei quali onestamente pensavo fossero solo frutto della mia immaginazione o solamente accostamenti con scene di film. Ho iniziato la scuola lì, ho partecipato alle feste di compleanno dei miei compagni, ho visitato più volte i musei ogni volta che veniva a trovarci qualcuno, ho mangiato in diversi locali ancora oggi presenti. Fatto sta che lo scorso anno sono tornato in quella città in vacanza dopo più di quindici anni e mi sono sentito come avvolto tra le braccia di un genitore, come se immergessi la testa sott’acqua a scoprire tutte le meraviglie che avevo già studiato a scuola, come quando capita nei film che vedi una foto e la telecamera ci entra dentro e tutto prende vita. Ho riscoperto posti che avevo solo momentaneamente rimosso dalla mia memoria, ho visitato gli stessi musei ma con occhi diversi, ho potuto rivedere la mia vecchia casa, il vicino che era ancora lì e non poteva credere ai suoi occhi per quanto eravamo cambiati, la scuola e la parrocchia (non a caso) dove andavamo a messa la domenica. Ho vissuto quindi due diverse tipologie di imprinting, uno continuo, assiduo, ritmato, imprescindibile, l’altro lampo, intenso, indescrivibile, formativo ed entrambi ho capito che mi hanno condizionato nelle scelte, nella vita quotidiana senza nemmeno accorgermene, da come posiziono le cose a casa, a come immagino la mia casa del futuro, due semplici esempi che però descrivono alla perfezione l’idea che ho in mente di questo concetto, che per me a quanto pare significa in un certo senso “casa”.

(caldo, compatto)



Commenti

Post popolari in questo blog

NATURA